D’intatte primavere nel seno delle viole

Quanto è cauto il tuo canto.
Dalle ampiezze di ogni sua forma
fino all’incessante gioco dell’armonia
riesco solo ad apprenderne il dramma,
con le meningi sempre più distese,
quasi cadessero in una letargia cosmica.
E niente che sia mio più m’appartiene,
rinascita che ingiovanisci la creatura,
per costellarla d’incorruttibile gioia,
persa, nei mutamenti sobri della natura,
d’intatte primavere nel seno delle viole.

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