Dinanzi alla domenica del suo splendore

Come se luglio chinasse i suoi affronti sull’uomo che non si desta dinanzi allo splendore della domenica.
Quale travaglio più spaventoso e al tempo gioviale attende chi sorveglia la supremazia della meraviglia sui trampoli della arroganza e della violenza, con la non liceità che del tempo è suddita maldestra e dei sogni vittima e carnefice?
Eppure l’alba di quest’oggi ha il sapore dal becco canterino, l’occhio di falco e l’ala della colomba superstite al disinganno, e il tutto è volto contro chi per un pugno di complicità non si avvede di quanto putrefatto sia il sonno indotto da cotanta prostituzione nel nome del dominio che di sano ha soltanto il profumo dei tigli e dei cipressi nella vedovanza dei cuori.
Sorridi al tuo sorriso allora, giorno, piangi al tuo domani, notte, poiché la sofferenza è una spada che corre sempre ed indietro torna dopo aver compiuto il suo molteplice dovere.
Come se alcuni credessero che l’uomo non si desti, a luglio, a consunti affronti, dinanzi alla domenica del suo splendore.

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