Diciassette settembre

Diciassette settembre. Cupa l’aria in volto all’uomo arde, avvampa in tristezza e povertà all’ingiù della gola, nel suo groppo. Il niente rende testimonianza per lo smarrito tempo al sé medesimo, saziandosi di profanate tracce comunicanti vita e l’essere, questo eterno contenitore di pianto lubrificato dalla morte, si nullifica dai convenevoli fraterni e indica, a mozzate dita, la direzione fatale del giorno appena avvenuto.

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