Di tant’aria immobile

Come te insonne, gelida
di tant’aria immobile,
la crudele fragilità contesto
che al dramma espone;
questa illogica, ispida,
dal controsenso vano.
Ad impressionare lo scenario
è il dubbio, pressocché innato,
di chi prim’ancora, e oltre,
di rendere culto al male
s’asconde tra le parole perdute,
lontane. Prossime alla disfatta,
nessuno s’attristi: quanto più
di casa è il dolore tantopiù
non resti che tu, appassionata,
nella tua morbosa devianza
che ancor più t’arrende terra
e sterile, da deglutire fatalmente
e rigettare. Ricuperata ogni
distanza ecco avanzare l’incanto,
l’orrore sorridente di una
mutilata morte che spaventa,
incalza, in quella falce spappolata
che ad idolo ritorna. E non vede,
non sente, e né si e né no.
Come se per ogni zolla un vanto
sia indottrinata una vanga.

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