Dell’inasprimento esile d’un diluirsi cosmico

Il tempo,
questa eccezione invasata di pausa
nella trasmutazione longitudinale del niente,
scheggia del mio viso l’occhio
ed esule resta lo sguardo a giorno e a sera
quando vivo e non vivo l’equinozio del pensiero,
quella straordinaria migrazione dell’inesprimibile
pur essa esterrefatta per l’asimmetrica esattezza
dell’inasprimento esile d’un diluirsi cosmico
avvalorato dalla genetica forza di levità
nel provvisorio scompenso di una generazione amata,
la definitiva scissione cromosomica dalla matrice prossima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Precedenti articoli

Perfino i cieli tremano

Vorremmo affermare forse l’inascoltato, indi porgerlo presso l’inaudito e revocarne, infine, la sua giustizia sempre più pretesa dai clamori dei…

Il tacere, a nome dei tanti

Il tacere, a nome dei tanti. Poiché non destammo le mattutine stelle dalla matrice dell’alba, quale sogno credibile al sogno,…

In diramazioni coercitive di spiacevoli masse

Non una realtà inconsapevole né multiformi dimensioni distratte ebbero piacere nell’abitarvi, uomini. E se ad offuscarsi come smorte candele furono…

Tu spargi fiori abbrividendo mondi

E nei tuoi occhi ci scavalca così - premurosa, meglio forse non pensarla - l’idea dei nostri anni, che lungo…