Dell’anelare in alba

Appare del cervello l’anima?
Una domanda che mai m’ero posto,
come un’oasi levigata dal piacere
d’essere, di osare. Il più refrattario,
l’uomo di scienza, con tutto il
suo valore, lo strumento e
le sue arbitrarie capacità,
difficilmente ammetterà mai
che la creatura, in particolare,
appartiene al gusto identico
di chi l’ha creato dapprima e,
infine, per archetipiche giovialità,
di chi l’ha generato.
Solo colui che ha posto la vita
in cardine al suo principio,
alitando luce, coscienza,
carne, passione, sentimento,
sapienza, gioia, dolore,
incarna, dell’anelare in alba,
l’antologia del caos nell’essere.
Ecco. Io ve l’ho predetto.
Accadrà come di un servo
al quale, prima di andar via,
il suo padrone lascerà un libro
da divorare, amaro più della melma e,
parola dopo parola, il dubbio,
l’incoerenza, l’insipienza, lasceranno
spazio e tempo all’obbedienza e al dono.

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