Da grembo a grembo
Chi precorre la brezza
che prende potenza sui nostri volti,
che ottiene voce
da un medesimo sentire?
Non sarò io a dare nome
a chi mi ha destinato a sé,
a colui che ha pensato per me
quel nome prima,
ben prima che io fossi generato.
Poggiato sul grembo di una donna
ne ho percepito il cuore;
sotto il suo seno mi hai custodito,
poi.
E quel grembo
conobbe il tuo sorriso,
nel quale ebbi a sussultare
per il mistero ineffabile dell’amore,
della vita.
Da grembo a grembo
ci siamo conosciuti?
O, piuttosto,
i grembi che ci custodivano
hanno saputo di noi,
del nostro unito assieme,
delle nostre intimistiche presenze che,
da sempre,
fermentano germogli in cielo e semi,
semi di aurore sulla terra?
È meraviglioso che di noi si sappia,
affinché si possa dare
un luogo a tanta natività
e ogni lingua proclami la sua storia,
storia di gloria e di vittoria.
A quale feconda e unica verità
è chiamato in causa l’uomo,
il mondo.
Noi.
Prescelti a nascita
da colui che ci ha ordinato
di aprire il libro,
capolavoro dell’esistere intero,
come autori di quella vita.
E ci precede,
mi precorre
con una tenerezza inscrivibile
che cresce brividi sul mio viso.
Con la mia stessa voce
ed il mio medesimo sentire.
Oh, quanto indugiare, luce!
Eppure, nel suo bacio,
noi restiamo saldi,
fedeli alla sua attesa:
presto,
come la più fertile terra,
partorirà,
dando sé stessa:
luce, dunque, perfino alle ombre.
La brezza, intanto,
prende potenza sui nostri volti:
una voce,
una voce canta di noi,
perché in noi
fermentino ancora
germogli in cielo,
quel cielo nel quale
tutte le sorgenti
ci principiano per compierci,
quando scaturiscono da queste labbra,
le nostre labbra,
decreti antichi e nuovi.
(12/09/2026)