Contenermi, perché mai?

Contenermi, perché mai dovrei estinguere l’effige dell’anima? Negli strali provenienti dalle parziali inibizioni umane vivo la congestione eterea, imperturbato, lontano dai veti fioriti come rosei glicini sparsi tra ortiche mortifere. O voci fallibili, figlie di parole impotenti. L’imbarazzo che promana dalla essenza di una così vasta speculazione sul genere rende il profilo dell’umana alterigia un pentagramma dotato di smorti suoni, proiezione di una scrittura basculante nell’entropia simbolica solfeggiata in sinusali ritmi antropocosmici. Mirate. Il dio che percuote i perimetri dai gelosi respiri nel ventre maschio dei singoli ventricoli deve alimentare la possessione dello stesso divenire nella particola che di carne supererà il mio sangue, prima che io, dalla silenziosa vicinanza, lo generi.

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