Come su chiare acque

Come su chiare acque
private dalla recidiva materia
le mie parole adesso – guardale –
si adagiano e s’inebriano,
tarde, gonfie,
quasi fosse ormai sguarnito
il civile intrigo della tempesta.
A volte la cima di una nuvolaglia
è ciò che a loro resta,
di tutto quel che al di fuori
non sempre conta, regna.
Primavera,
sei distante all’uomo
più della rapsodica sostanza dell’alba,
cui m’abbaglia l’intimità del segno,
e la canizie della tua stagione, poi,
sospesa su queste onde
senza sonno né veglia.
Sarà lei forse più umana, onesta?

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