Come rugiada matura diviene parola e figlio dell’uomo
Tra Libano e Palestina,
dai profanati colli,
l’aria dei quattro mari
riunirà in un solo fiume
il rivoluzionario mattino.
I Padri ci saluteranno
dal fiorito loto d’Aprile.
(2007)
Viene da occidente. Da occidente sopravviene la tempesta. Nei mari già disprezzati dai coltivatori di ombre circumnavigano pascoli migratori pronti ad eseguire i comandi del vecchio pastore ebbro, ebbro di salsedine e avariato prodotto di una mai certificata vigna. I suoi cani corrono per le vie dei canali, seguitando tutto attorno ogni riva. Essi corrono dando la caccia agli stormi, corrono per mettere in fuga tutta la fauna marina. Il loro perimetro d’azione è vasto come vasta è la tenebra che ottenebra quelle acque; la loro missione è cantata dalla notte ed è pari ad un lamento che si tramuta in un’orgia funeraria. Prima che si compia il mattino il pastore si dibatte, munge l’arena e serra le sue labbra affinché non trapassi la schiuma. Di onda in onda i pascoli migratori non cessano di circumnavigare quei mari, seguiti a vista dai cani da caccia, di riva in riva. Questi sono terrorizzati dalla presenza dell’altro pastore, il pastore più empio, il quale va tormentando l’acqua delle stalle marine nel timore che le regge dell’obbrobrio possano divenirgli improvvisamente ostili. I cani, i pascoli, i coltivatori e i pastori si considerano fedeli e si dicono giusti. Essi sanno di essere partecipi di avversità differenti e soprattutto fingono, fingono di conoscersi e si dichiarano fratelli, pur odiandosi a vicenda. Ma viene da occidente. Sopraggiunge come falce di mezzogiorno da occidente la tempesta. Dai quattro venti perviene a sangue ogni riva. Dai quattro mari biondeggia come grano ogni via. Dai quattro fiumi si mietono i covoni e si fratturano le spine. E fiorisce la terra. In bacio ad un frutto del cielo. Come rugiada matura diviene parola e figlio dell’uomo. E i padri, i padri salutano la fertilità dei campi sorgenti dal glorioso mattino d’aprile.
(17/03/2026)