Come le rondini tendono il volo in proiezioni e canti

Come le rondini tendono il volo in proiezioni e canti, così guardo, uomo, all’immatura infanzia che mi colpì con la sciabola della parola e dell’avvenuto – oh le belle prospettive da usignolo – e mai lasciò questa sua dimora, la mia carne, con l’anima che ancora scopre i suoi veli e stanza dopo stanza cerca l’infinità di un ingenuo abbraccio, figlio del più lieve sentimento che sveste pace spargendo flussi di carezze verso quegli orizzonti a stormi e tenui, complessità d’un divenire, quando in me giace l’amato e, grato, poso in forme disarmate l’amore stesso, libero, io, effuso per le dimensioni da lacrima.

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