Come la clorofilla si presta in sintesi di appartenenza

Anche i passi che mai ci falciarono
hanno constatato la negligenza effimera del buio.
Quale brezza ha trascorso, fluida,
la beatitudine delle apparenze
tra i tracciati arsi dalle memorie,
in relazione all’impreparata anamnesi
che, meditabondi noi,
sovrasta il rauco liquefarsi delle parole?
E chi di noi ha dimenticato il nesso,
il sunto e il fulcro della variabilità indolore
che relativizza ogni sentimento tiepido
sempre più ancorato all’immobilismo sferico?
Oh, questi si che ha il potere,
sillabe che sfregano la definitiva destinazione dell’anima
senza che l’usura la doppi, la ridimensioni,
d’annientarsi alla sua ulteriore manifestazione
pur avendo respiri nebulizzati nell’atmosfera,
come la clorofilla si presta in sintesi di appartenenza
al desiderio che spinge un fiore ad innestarsi all’immortalità.

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