Col rivolo dell’aurora

Buio. Come se non dovessi più ritornare.
Quaggiù, in questa sera spaventata e fredda,
nulla risuona, nessuna fragranza,
all’orizzonte perduto nemmeno un fiore.
Dalla solita battigia non altro vedo che nubi,
nubi che oltrepassano le onde,
onde che sovrastano lo stesso mare.
Casa, dove vorrei rincontrarti
ancora una volta per cantare,
con anime non più spaesate, all’amore.
Luce. Nella sua vastità mossa dal desiderio
chi nella sua graziosa trasparenza,
chi sopra la sontuosa e ineffabile bellezza,
si potrebbe degnamente levare?
Lascerò che il mio tempo divenga il tuo tempo
e che sui nostri volti, arsi dall’attesa,
piova il seme dei cieli mossi col rivolo dell’aurora.
Per adesso, quaggiù, il mandorlo è appena in fasce
e in questa sera spaventata e fredda
forse la miseria più digradante
appartiene al tormento compiuto degli angeli.

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