Che ve ne pare?

(Mt 21, 28-32)

Che ve ne pare?
Un linguaggio così fraterno, a tratti sommesso e pluriforme, la cui domanda posta in essere presuppone quasi un giudizio dalla controparte. Lo stesso giudizio, in questo contesto storico, che solo chi pone la domanda potrà focalizzarlo nell’attuazione, tuttavia. E prosegue con la parabola dei fratelli e di chi dei due realmente compirà la volontà del Padre, ma questa è soltanto l’antitesi di ciò che a margine il discorso del Figlio porterà a capo.
È sarà vero. Le prostitute e i pubblicani che seguirono i piedi del messaggero e bevvero dal suo petto la parola rappresentano uno dei due fratelli che oltre a immergersi nel peccato primordiale annulleranno il male compiuto anzitutto verso loro stessi mettendosi sul capo la ghirlanda della volontà di Colui che non diventa, ma che da sempre è il loro Padre.
Dietro la domanda invece, al che ve ne pare, non vi sarà, in quel tempo, l’interrogativo. I cosiddetti anziani e i sacerdoti rappresenteranno quella umanità che non ha voluto ascoltare il richiamo di Colui che li ha avvicinati alla verità e al giudizio.
Ed ora, chi ha occhi per guardare guardi pure senza tacere.
Così come chi avrà orecchie per sentire la parola, la intenda.

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