Baci elidono il perduto preludiando il giorno

Principiando inflorescenza luminosa nel mio spirito l’alba. Ed è una veglia estrema di un corpo che riposa in forme dominate dal tuo desiderio, immoto come il tempo dal quale mi parli carezzando quest’anima che quasi fuoriesce dal sé in balìa dell’armonia tua perfetta. Baci. Neonati baci che sui nostri volti tendono a soppiantare le sentenze tutte di un mondo scomparso ai nostri occhi, noi che non crediamo al corpo e che nonostante tutto lo invochiamo nelle aritmie che appartengono ai nostri intensi attimi. Se ti afferro, docile, per il nome che tutta ti circonda, spensierata e ridente fingi di non riconoscere quella mia presa, decisa a un tempo e timida all’altro, tanta la leggerezza con la quale i miei pensieri esplori e nella quale io stesso m’immergo per amalgamarmi ai tuoi elementi. Precoci palpiti, abbondanti schiere di una felicità che non conosce confini, come addestrerò la prospettiva del mio canto alla conoscenza plurima e complessa di ogni tua bellezza? E ancora baci che, indisturbati, elidono il perduto, preludiando il giorno su affamate labbra tendenti all’infinito.

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