Aurora caotica trascesa nel suo ultimo esistere

Ebbro di vita
va’ l’uomo,
che sa contemplare dapprima il fiore, la bestia,
nel fine della sua direzione,
tra i punti cardinali della sua incorporea messe.
Egli dista dal basso
come il fulmine che irrora la terra
di energia e sgomento.
È acqua, ormai,
che zampilla dalla fonte
della soave bellezza.
Così, mortificato nel cuore, nei sensi,
ammaestra lo stupore
con l’infinità del suo nulla,
col suo immenso abbandono a quel niente che,
di povertà sovrano,
lo colloca nell’innervato petalo della parola,
creatura partecipe di un coefficiente scomposto al futuro
dove il passaggio al divenire
consolida l’esaltazione di un’anima vuotata del sé
per l’elementare metamorfosi della volontà, della perfezione,
personificata nella semplicità di una comprensione radiosa
che reca sostanza alla parabola inconosciuta dello spirito,
aurora caotica trascesa nel suo ennesimo, ultimo esistere.

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