Apologia del cuore

Ho una febbre che non solo d’anima si ciba.
Oggi sono invecchiato di mille anni per dimenticarmi degli
uomini e andare a infrangermi sulla tua libera natura.
Abbia termine lo sconfinato scroscio delle cascate,
i deserti si schiudano nel tuo immenso fiore,
la fame, il dolore, la guerra non abbiano né eletti né prediletti
e cominci a cantare più dell’usignolo all’aurora la poesia,
tendano i sentimenti a danzare, volare, oh apologia del cuore,
come un cigno nel cigno le creature tutte apprendano,
apprendano l’arte del silenzio e del suono.
Abbia inizio la vita, nei tuoi occhi ad arcobaleno,
e abbia infine tempo e spazio l’amore, docile, vittorioso,
nell’emersione sovrana d’una sola Patria
per l’unico spirito nell’universalità dell’uomo.

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