Alla liturgia delle specie e dei movimenti dei tempi

Lotta, feto provvido
nella clausura proverbiale
di una saetta che mai perviene a combustione,
che non s’arrende al fatuo fuoco
che in terra avvampa e brilla,
tu guardi, forse, pigra l’uomo,
quel complesso detonatore di massa,
il suo volgo eccelso, dunque, e lo detesti,
l’occhio che si chiude per la legge dei morti
e dei suoi crudelissimi adepti, i fedeli.

Tu, che non ostenti false parvenze
e che della parola sostieni alleanze, promesse,
sospesa in quale sfera, con quali luci
vai deplorando il fallimento del vivere,
realismo che avanza e che più non s’inceppa,
e che col male più vile, dal cuore sgorgando,
per ogni estensione creata in creatura,
col tuo grembo mai acerbo dalla placenta immolata
alla liturgia delle specie e dei movimenti dei tempi
illimitata ti scontri?

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