Albe trasvolate di qui e di là

Come la bufera era solita scuotere anzitutto i cipressi
un deserto galleggiava sul mare.
Albe trasvolate di qui e di là,
fuoco fatuo dell’esistenza e del groppo in gola
che bisestile scorre sulle anomalie dell’inessere,
indietreggiarono dinanzi allo sconcerto.
Quando la vita non lascia vita nemmeno alla dolcezza
così la visione si coniugò col miraggio.
Chissà se l’abisso e l’azzurrità non sono figli
dello stesso patrimonio linguistico degli uomini,
e chiedendolo alla mia paura mi ritrovai abbracciato
alla tribolazione, alla disperazione, al dolore,
con la morte in cuore che già pompava il desiderio della fine.
Mi risvegliai.
Ero io la bufera e il deserto
a scuotere i cipressi che galleggiavano sul verde mare,
mentre mia madre mi svezzava con estrema tenerezza
e la sicurezza aboliva ogni umano pianto.

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