Al popolo spento dei nostri nomi

Il cielo si schiude
sopra le città dai macabri ritorni,
le indaffarate piazze volgono le loro urla
verso le fattispecie umane e i riti infermi
e le creature tutte sono classificate
sotto la solenne voce delle bestie.

Questo dicembre è un fiore dall’anno spento,
un glicine che s’immola per il nettare denudato;
l’anima dei morti trafuga il nostro pianto
innervato al pigolio dal migrare naufrago
e le risse che profanano le vigne non più decantate
appartengono al popolo spento dei nostri nomi.

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