Ai bei domani
Quali più bei giorni, e quale più bella stagione, ti vivono e ti esalta, tu che tra i nati da donna neppure sei. Isola del tempo che naufraga, in te si congiungono i moti migranti di una dimenticata giovinezza di terra, che il continente meno silenzioso a ben altri reclama. Ottobre, ottobre. Ad umiliare chi lo governa saranno i morti. Con i caduti di domani. Quel domani di caduti per lo stesso nome. Il nome di quei morti che ovunque si vorrebbe tacere. Invero, tu, privato perfino della parola, convocherai, con tonfi muti, le foglie al suolo, che nelle primaticce brinate autunnali si ergeranno a presenze nell’ardente roveto distrattamente calpestato da tante, troppe stelle, che oggi raggelano le ore più siccitose della notte, per scoprirsi, ai bei domani, svestite di luci tra due mondi assenti.
(29/09/2026)