A passo a passo, a passo a passo

Le mancanze, quelle realmente indette,
sollecitano le insofferenze delle forsennate patrie –
allegoria che nulla divora –
nelle estemporanee attese di una marcia lugubre
disattivata con drappelli di giovine audacia
dalle ambasce narcotizzate dal rantolo funerario
dei lacci tenui dell’ennesima sentenza, frivola e balorda,
sotto la quale ogni neurotrasmettitore ha il diritto –
senza nulla infrangere al merito dello scommettitore,
l’uomo che tutto astringe in un solo applauso –
di lasciar fibrillare la devastazione del suo paese sconosciuto,
quell’ormai subdolo miraggio a perdifiato inaugurante,
ad appartenuto sangue, il coraggio della particella elementare,
quella realmente indetta nel suo autogoverno asfissiante,
che per forza di stimolo degenera nello spazio sinaptico.
O forsennate, o frivole, o balorde, o subdole,
a passo a passo, a passo a passo,
accomodate tutte assieme nel cerimoniale delle mancanze
sotto l’ora più buia torturata nello sfacelo dello strazio.

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