A margine calcolato d’una ferita

Non riesco
ad altro vedere
un silenzio giacere
nel mio stinto riflesso
quando il mattino
è scacciato via da sé,
lenta sensazione
che m’accompagna, plurima,
intarsiata dalla difficoltà
nel suo lieve coefficiente
d’oltre mondo,
alibi desueto e fuggiasco
schiuso in brevi derive
dal sillabare immobile
per lo sconosciuto sapere
che concetti vibra,
in allegorie d’essenze lugubri
di scansionati tempi a lutto,
sul petto di questa lingua
che latte dona a profusione
non solo ai suoi prossimi,
commensali dell’idea,
né ai furibondi primi
che inneggiano al fine,
questa insolita punteggiatura
vittima di nessuno
a margine calcolato d’una ferita.

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