Imbarazzante
Sperde il mezzogiorno capelli di latte, novelle fibre di miele. L’infanzia cuce i suoi occhi celesti sopra di una delle due tavole scritte col dito di Dio. Nessuno parla. Nessuno vede. Nessuno ascolta. Tantomeno io, costretto ad una lotta vile, infame, balorda. Sputo sangue nel fango. Il sangue diventa acqua. L’acqua ravviva il mio amputato sonno mutato in carne. Ovunque narcotizzato, avvelenato da tre decenni, che sia Sinai o deserto, la costituzione di un parallelo Stato fa sentire il suo fiato flatulento su di me. Aborto collettivo di generazioni mai passate, alla sua radice è posta la scure per sopprimere ciò che non appartiene alla vita. E la vita è un dono. Il dono è per grazia. E per grazia in me dimora la vita. Una vita che si fa dono. Un dono per chi è e per chi non ancora è. Eletto. Oggi non dimenticherete. Voi oggi farete memoria. Per chi c’è e per chi non c’è. Io me ne andrò per i vostri pascoli a vendemmiare, ancora. Perché ciò che vendemmio è mio, come i pascoli vostri sono i pascoli miei. Vi vantate sotto falso dominio, sotto fatuo potere. Andate infangando il nome di Dio con le labbra vostre, sporche di omicidi e di infamie, dicendo infine al giorno, a notte primeggiante: in fondo, abbiamo per padre Abramo. Davvero siete una generazione perversa. Io vendemmio e pascolo. Il mio pascolo ascolta la voce del suo pastore. Ma la vendemmia non tutta mi appartiene. Troppi, tanti, hanno tra le mani e sulle labbra, tralci di una vite degenera, bastarda, tra una condanna ed una grazia da sbrigare. E nessuno parla. Nessuno vede. Nessuno ascolta. Satelliti e scienze parassite mormorano sul silenzio: imbarazzante. Nutro per tutto ciò un imbarazzo devastante, che non m’appartiene. Qualcuno dovrà pure assumerlo nella vigna, la messe è abbondante. Questa però è l’ora del silenzio. L’ora della guardia. Avete le mani sporche di sangue. Quel sangue si è fatto denaro. Quel denaro lo portate nelle vostre case. Le vostre case sono, dunque, covi di rapine e di vigliacchi. Nessuno mi guarda. Nessuno mi parla. Nessuno mi ascolta. E io sono, tra di voi. Imbarazzante. E domani? Vanità dei vanitosi, ve ne vantate, tra un accordo e un disaccordo, nonostante esso va già spalancando innanzi al mondo la sua bocca vorace per ingoiare la pace, con tutta la sua spada, inebriata di giustizia e di verità. Sperde il mezzogiorno capelli di latte, novelle fibre di miele.
(24/10/2026)