L’unione che uniti ci rapisce

Tardano le ore, come il ricordo
che non è ancora vissuto, forse perché
noi ancora siamo e prima che ciò accada,
un universo di parole che a vicenda
si allattano l’una dopo l’altra e maturano
lì dove mugghiano tra intimi abbandoni
i mari della meraviglia più audaci.
L’unione che uniti ci rapisce
non è che un infinito istante di nozze.
Come descrivere il tempo che misura
e sostiene tanto amore, l’estasi rinnovata
di una concentrazione sempre trascesa
in un’armonia di corpi raffinati ad anime?
E tu mi osservi con l’ingenuità che mi riproduce,
che talvolta mi rende figlio, talaltre padre,
quando tardano le ore, libere di levarsi da noi
su di uno spartito che non troverà respiro
perché la sua musica, sai, è tra le tue labbra,
e questa verità è sempre stata, e sempre sarà.
Non mi dire, non aggiungere gioie.
Queste lacrime che mi possiedono adesso
avvampano un cielo d’uva e miele,
e questa luce,
un bacio che la terra bacia è tutto e tutti,
ed è ancora noi dopo di noi.

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